La Ferrovia Roma-Nepi: Un Progetto di Sviluppo per il Lazio nel 1899.
Nel corso della seconda metà del XIX secolo, l’Italia stava attraversando una fase di rapida industrializzazione e modernizzazione, che includeva l’espansione delle sue infrastrutture di trasporto. In questo contesto, il progetto della ferrovia Roma-Nepi rappresenta un esempio emblematico di come l’innovazione tecnologica e l’interesse economico si incontrassero per soddisfare le esigenze di sviluppo regionale. Questo progetto, proposto nel 1899, aveva come obiettivo la creazione di una linea ferroviaria a scartamento ridotto tra Roma e Nepi, lungo la storica via Cassia. Nel 1898, il progettista e ingegnere ferroviario Angelelli aveva già presentato un progetto per una tramvia a vapore tra Civita Castellana e Roma. Tuttavia, il suo interesse non si fermava qui. Solo un anno dopo, egli si dedicava a un nuovo progetto: una ferrovia tra Roma e Nepi, lungo la via Cassia, utilizzando un sistema a scartamento di 750 mm. Questo tipo di ferrovia a scartamento ridotto era considerato vantaggioso per il suo costo inferiore rispetto a una ferrovia a scartamento normale, specialmente in un’area come quella del Lazio, dove l’economia regionale poteva sostenere solo infrastrutture più economiche. Il progetto venne presentato all’industriale Arthur Buetow, rappresentante generale in Italia delle ferrovie Koppel e gestore delle cave di silice presso S. Oreste. Buetow, che aveva un interesse economico e commerciale nella regione, era un sostenitore delle ferrovie a scartamento ridotto, considerandole una soluzione praticabile per le aree con risorse economiche limitate. Il progetto della ferrovia Roma-Nepi trovò un ampio sostegno tra le autorità locali e i politici. Tra i promotori figuravano i sindaci di vari comuni come Formello (407 abitanti), Sacrofano (1134 abitanti), Campagnano (2851 abitanti), Mazzano (636 abitanti), Monterosi (684 abitanti) e Nepi (2344 abitanti). Inoltre, il progetto ricevette l’appoggio di figure influenti come Cesare Mattia Giuseppe Sili, un deputato della sinistra con vasti possedimenti terrieri nella regione, e Guido Baccelli, un noto medico e ministro della pubblica istruzione e dell’agricoltura. Questi sostenitori presentarono il progetto al Ministero dei Lavori Pubblici, chiedendo approvazione e sussidio. Secondo Angelelli, la ferrovia Roma-Nepi rappresentava una risposta a una richiesta lunga e sentita dalla regione, che, pur trovandosi vicino alla capitale, era stata esclusa dalle principali linee ferroviarie in costruzione. Le statistiche che l’ing. Angelelli allega alla sua relazione dimostrano chiaramente circa l’utilità della linea con un movimento annuo di 88.500 viaggiatori o di 25.065 tonnellate di merci. Il progetto prevedeva una ferrovia a scartamento ridotto di 750 mm, con rotaie di tipo Vignoles, pesanti circa 15 kg per metro lineare. Le rotaie sarebbero state montate su traverse di quercia, distanti tra loro 80-100 cm, e fissate con arpioni e piastre d’acciaio. Le locomotive-tender, progettate per affrontare le forti pendenze, sarebbero state dotate di quattro coppie di ruote e avrebbero pesato circa 18 tonnellate, sufficienti per garantire l’aderenza necessaria. Le locomotive previste erano in grado di sviluppare una potenza di 100 cavalli e adottavano un sistema a doppia espansione. Tuttavia, la descrizione delle locomotive suggerisce che potrebbero essere state del tipo Mallet a quattro assi, con due assi fissi e un telaio girevole. Per quanto riguarda i vagoni, erano previsti diversi tipi, tra cui vagoni per viaggiatori, per posta e bagagli, e per merci. I vagoni passeggeri erano montati su quattro assi a doppio carrello snodato e includevano opzioni per diverse classi e necessità. Ad esempio, i vagoni per viaggiatori includevano sedili per 12 persone di prima classe e 18 di seconda classe, mentre i vagoni per merci variavano tra scoperti e coperti. Nonostante le ambizioni del progetto, vi erano preoccupazioni riguardanti alcuni aspetti pratici e tecnici. I principali problemi sollevati includevano il pericolo per i veicoli ordinari dovuto al passaggio della ferrovia, la necessità di rialzare il binario rispetto al piano stradale, la riduzione della larghezza stradale e le traversate in luoghi abitati e proprietà private. Per mitigare il rischio per i veicoli ordinari, il progetto prevedeva la creazione di staccionate di legno per separare le due vie. Il binario sarebbe stato mantenuto più elevato rispetto al piano stradale per ridurre il rischio di incidenti e facilitare la manutenzione. Inoltre, il progetto cercava di minimizzare l’impatto sulla larghezza stradale mantenendo una larghezza libera media di 6,30 metri. Nonostante i benefici economici e l’interesse regionale, il progetto della ferrovia Roma-Nepi non trovò seguito. Le linee già esistenti e in progetto per Civita Castellana rappresentavano una sovrapposizione eccessiva per un’area relativamente piccola. Pertanto, la ferrovia Roma-Nepi fu accantonata e il progetto non venne realizzato. Questo progetto, sebbene non completato, offre uno spaccato interessante delle sfide e delle opportunità legate allo sviluppo ferroviario nella fine del XIX secolo, riflettendo le tensioni tra innovazione tecnologica, esigenze economiche e reali necessità regionali.
Ricerche effettuate da Pietro Palazzini
Fonte: La provincia di Roma, n. 1 del 23 aprile 1899

